Distacco dall’impianto centralizzato di riscaldamento

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SECONDA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. MANNA Felice – Presidente
Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere
Dott. OLIVA Stefano – Consigliere
Dott. TRAPUZZANO Cesare – rel. Consigliere
Dott. CAPONI Remo – Consigliere
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
(OMISSIS) S.r.l., (C.F.: (OMISSIS)), in persona del suo legale rappresentante pro – tempore,
rappresentata e difesa, giusta procura in calce al ricorso, dall’Avv. (OMISSIS), elettivamente
domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’Avv. (OMISSIS);
– ricorrente – contro
Condominio n. (OMISSIS), (C.F.: (OMISSIS)), in persona del suo amministratore pro – tempore,
elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’Avv. (OMISSIS), che lo rappresenta e
difende, unitamente agli Avv.ti (OMISSIS) e (OMISSIS), in forza di delibera dell’assemblea
condominiale del 12 ottobre 2017, giusta procura in calce al controricorso con ricorso incidentale;
– controricorrente e ricorrente incidentale – avverso la sentenza della Corte d’Appello di
Milano n. 2347/2017, pubblicata il 30 maggio 2017;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 4 luglio 2022 dal Consigliere relatore
Dott. Cesare Trapuzzano;
lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto Procuratore generale Dott.ssa
DELL’ERBA Rosa Maria, che ha chiesto che siano dichiarati infondati il primo, il terzo, il sesto, il
settimo e l’ottavo motivo e inammissibili il secondo, il quarto e il quinto motivo del ricorso
principale nonche’ che siano dichiarati infondati i due motivi del ricorso incidentale; vista la
memoria depositata dalla ricorrente ai sensi dell’ articolo 378 c.p.c.

FATTI DI CAUSA
1.- Con citazione notificata il 23 marzo 2001, la (OMISSIS) S.r.l. (poi fusa per incorporazione nella
(OMISSIS) S.r.l.) impugnava, dinanzi al Tribunale di Milano, la delibera assembleare del
Condominio n. (OMISSIS), adottata il 31 gennaio 1994, con la quale era stato autorizzato il
distacco del detto Condominio dall’impianto centralizzato di riscaldamento e di acqua calda di
(OMISSIS), assumendo che la delibera fosse nulla e chiedendo, in conseguenza della declaratoria di
invalidita’, la condanna del convenuto a porre in essere quanto necessario per il riallaccio al servizio
centralizzato.
Deduceva che il 27 gennaio 1997 aveva acquistato un immobile sito nel complesso denominato
“(OMISSIS)”, facente parte del Condominio (OMISSIS), che a sua volta, insieme ad altri circa
sessanta Condomini periferici, faceva parte del Condominio (OMISSIS).
In particolare, il Condominio n. (OMISSIS), oltre alla villa di proprieta’ dell’attrice, comprendeva
altre venti ville, ed era disciplinato dal regolamento predisposto dall’originario costruttorevenditore.
Tuttavia, nella detta assemblea, con l’unanimità dei voti dei 15 condomini presenti (pari a 749,28
millesimi), si era deciso di procedere al distacco dell’impianto centralizzato a far data dal 30 giugno
1994, con invito ai Condomini di munirsi di impianto autonomo.
Peraltro, l’articolo 6 del regolamento del Condominio periferico, all’ultimo comma, non consentiva
la rinunzia ai servizi comuni; e lo stesso regolamento del Supercondominio o Condominio centrale,
all’articolo 25, ribadiva il divieto di distacco.
Inoltre, secondo l’attrice, quanto deliberato non aveva determinato alcun risparmio, in quanto il
costo del gas metano era superiore rispetto al combustibile Ecoden usato dai servizi centralizzati,
dovendo, in ogni caso, il Condominio periferico corrispondere al Condominio centrale un importo
fisso del 30%.
A cio’ andava poi aggiunto che la realizzazione di ventuno camini autonomi era idonea a causare un
maggiore inquinamento atmosferico, non essendo essi dotati di impianti per la depurazione dei
fumi, invece presenti nell’impianto centralizzato.
La delibera era, pertanto, affetta da nullita’, essendo in contrasto con le previsioni regolamentari che
inibivano ai condomini di rinunciare ai servizi comuni, in assenza di un consenso prestato
all’unanimita’, nonche’ per avere sottratto i beni comuni alla loro destinazione, rendendoli
inservibili.
Infine, rilevava che il distacco autorizzato era in contrasto con le esigenze di risparmio energetico e
avrebbe costituito un danno per l’ambiente e per la salute.
Si costituiva in giudizio il Condominio n. (OMISSIS), che resisteva alla domanda, evidenziando, in
particolare, che l’impianto centralizzato, risalendo ad oltre trenta anni prima, era ormai obsoleto e
logoro e necessitava di sempre piu’ frequenti interventi di manutenzione, che risultavano
estremamente onerosi, attesa anche la tecnica di realizzazione del detto impianto.
La decisione di distaccarsi era stata confermata in una recente assemblea, nella quale si era
evidenziato anche che i costi per assicurare la conservazione del vecchio impianto erano ingenti e
del tutto insostenibili.
Ribadiva, quindi, la legittimita’ della delibera, peraltro impugnata a distanza di oltre sette anni dalla
sua adozione e da parte di un soggetto che era divenuto condomino solo dopo tre anni dalla
deliberazione medesima.
Denunziava la nullita’ dell’articolo 6 del regolamento del Condominio periferico e della clausola n.
25 del regolamento generale del Condominio centrale, per contrarieta’ all’articolo 1138 c.c., comma
4, e di riflesso all’articolo 1122 c.c., ed invocava l’applicabilita’ alla fattispecie della previsione di
cui alla L n. 10 del 1991.
Il Tribunale adito, con la sentenza n. 812/2006, depositata il 24 gennaio 2006, accoglieva la
domanda e dichiarava la nullita’ della delibera impugnata, condannando il Condominio a porre in
essere quanto necessario al riallaccio al servizio termico centralizzato, nel termine di 120 giorni
dalla pronuncia. Compensava, poi, per intero, le spese di lite.
2.- Avverso tale sentenza proponeva appello il Condominio n. (OMISSIS), chiedendone l’integrale
riforma, con la resistenza dell’ (OMISSIS) S.r.l., che – a sua volta – proponeva appello incidentale
per ottenere la condanna al pagamento delle spese del giudizio di primo grado.
La Corte d’appello di Milano, con la sentenza n. 2074/2011, depositata l’8 luglio 2011, in
accoglimento del gravame e in totale riforma della pronuncia impugnata, rigettava le domande di
parte attrice.
A tal fine riteneva decisiva l’eccezione di carenza di interesse ad agire in capo alla (OMISSIS),
reiterata dall’appellante con i motivi di gravame.
Il Condominio, infatti, aveva ribadito che l’attrice era divenuta condomina solo nel 1997 e che per
ben tre anni non aveva obiettato alcunche’ in ordine al deliberato distacco.
Ad avviso della Corte distrettuale, sebbene l’azione di nullita’ potesse essere esperita da chiunque vi
avesse avuto interesse, in ogni caso l’attore avrebbe dovuto dimostrare un proprio concreto interesse
ad agire, con riferimento a quanto previsto dall’articolo 100 c.p.c.
Nella fattispecie tale interesse doveva ritenersi carente, in quanto l’attrice era divenuta proprietaria
allorche’ le modifiche deliberate erano gia’ state attuate da anni, accettando l’immobile nello stato di
fatto in cui si trovava, dolendosi del distacco a distanza di oltre cinque anni dal suo verificarsi.
Inoltre, dal tenore della missiva del 9 ottobre 2000, inoltrata all’amministrazione condominiale,
doveva inferirsi una piena accettazione dell’appellata alla mutata situazione di fatto.
Ne’ poteva individuarsi un interesse ad agire nell’utilita’ economica connessa al ripristino dello
status quo ante e nell’aspirazione alla tutela della salute e dell’ambiente, in quanto il diverso
apprezzamento circa l’intrinseca validita’ delle modifiche apportate all’impianto, maturato nel
tempo, anche in ragione di autonome e sopravvenute acquisizioni tecniche, non poteva integrare
l’interesse ad agire di cui all’articolo 100 c.p.c.
3.- Con ricorso notificato il 21 ottobre 2011, la (OMISSIS) S.r.l. impugnava, davanti a questa Corte,
la sentenza emessa in sede di gravame, deducendo sei motivi di censura, di cui i primi tre relativi
alla rilevata carenza di interesse ad agire.
Quindi, con sentenza 12235/2016, depositata il 14 giugno 2016, la Corte di legittimita’ accoglieva i
primi tre motivi del ricorso e dichiarava inammissibili i restanti motivi; all’esito, cassava la sentenza
impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Milano, anche per la
regolamentazione delle spese di lite.
In particolare, la sentenza rilevava, in ordine alla legittimazione dell’attrice a far valere la nullita’
della delibera impugnata, che la valutazione compiuta dalla Corte territoriale in merito all’affermata
carenza di interesse in concreto ad agire appariva connotata da illogicita’ e incoerenza.
Precisava, poi, quanto agli altri tre motivi, che la sentenza impugnata aveva arrestato la propria
decisione al rilievo dell’inammissibilita’ della domanda attorea per difetto di una delle condizioni
dell’azione, senza quindi procedere in alcun modo all’esame nel merito della pretesa azionata,
sicche’ gli ulteriori tre motivi, con i quali sostanzialmente si intendeva sottoporre all’attenzione della
Corte le questioni di merito implicate dalla richiesta di nullita’, dovevano dichiararsi inammissibili.
4.- Con citazione notificata il 9 settembre 2016, la (OMISSIS) S.r.l. (risultante dalla fusione per
incorporazione della (OMISSIS) S.r.l.) riassumeva il giudizio, davanti alla Corte d’appello di
Milano, chiedendo che fosse respinto l’appello proposto dal Condominio n. (OMISSIS) e che, in
accoglimento dello spiegato appello incidentale, in parziale riforma della sentenza di prime cure,
detto Condominio fosse condannato alla refusione delle spese del giudizio di primo grado e di tutti i
successivi gradi del giudizio nonche’ alla restituzione delle somme percepite in esecuzione della
sentenza d’appello.
Si costituiva nel giudizio di rinvio il Condominio n. (OMISSIS), il quale contestava la totale
infondatezza, in fatto e in diritto, delle deduzioni avversarie e chiedeva che l’appello proposto fosse
accolto.
Quindi, la Corte d’appello di Milano, all’esito del giudizio di rinvio, con la sentenza di cui in
epigrafe, in parziale accoglimento dell’appello spiegato e in parziale riforma della pronuncia di
prime cure, rigettava la domanda di riallaccio al servizio di riscaldamento e di acqua calda
centralizzato e confermava, per il resto, la pronuncia impugnata, compensando tra le parti le spese
del primo giudizio d’appello, del giudizio di cassazione e del giudizio di rinvio e condannando il
Condominio n. (OMISSIS) alla restituzione, in favore di (OMISSIS) S.r.l., delle somme ricevute in
esecuzione della prima sentenza d’appello.
A sostegno dell’adottata pronuncia la Corte di merito rilevava: a) che, secondo il consolidato
orientamento della Corte di legittimita’, il condomino poteva legittimamente rinunziare all’uso del
riscaldamento comune, senza necessita’ di autorizzazione o approvazione degli altri condomini e,
fermo il suo obbligo di pagamento delle spese per la conservazione dell’impianto, era tenuto a
partecipare a quelle di gestione, se e nei limiti in cui il suo distacco non si fosse risolto in una
diminuzione degli oneri del servizio, di cui continuavano a godere gli altri condomini; b) che la
delibera assembleare che, pur in presenza di tali condizioni, avesse respinto la richiesta di
autorizzazione al distacco era nulla per violazione del diritto individuale del condomino sulla cosa
comune; c) che a tale rinuncia non ostava il regolamento contrattuale che avesse vietato tale
distacco o, come nella specie, non avesse ammesso la rinuncia ai servizi comuni, e cio’ perche’ il
regolamento di condominio, anche se contrattuale, non poteva derogare alle disposizioni richiamate
dall’articolo 1138 c.c., comma 4, e non poteva menomare i diritti che ai condomini derivano dalla
legge, dagli atti di acquisto e dalle convenzioni, mentre era possibile la deroga alle disposizioni
dell’articolo 1102 c.c. ., non dichiarato inderogabile, sicche’ l’inderogabilita’ non sarebbe stata
ravvisabile quanto al distacco delle derivazioni individuali dagli impianti di riscaldamento
centralizzato e alla loro trasformazione in impianti autonomi; d) che, infatti, l’ordinamento aveva
mostrato di privilegiare, al preminente fine d’interesse generale rappresentato dal risparmio
energetico, dette trasformazioni e, nei nuovi edifici, l’esclusione degli impianti centralizzati e la
realizzazione dei soli impianti individuali; e) che nella fattispecie non poteva essere escluso che
detta finalita’ fosse perseguita con le caldaie a metano installate dai condomini in luogo
dell’impianto centralizzato funzionante a Ecoden, tenuto conto del consumo dei due diversi
combustibili a parita’ di prestazione e del conseguente impatto ambientale, peraltro risultando
verificato all’attualita’ che l’impianto centralizzato funzionava anch’esso a metano; f) che il
riallaccio, in accoglimento delle domande della condomina – consequenziali alla dichiarata nullita’
della delibera per contrasto con il regolamento contrattuale -, avrebbe dovuto essere effettuato
rispetto all’impianto attualmente in funzione, imponendo cosi’ al Supercondominio, che neppure era
parte del giudizio, di subire gli effetti di tale statuizione in una situazione dell’impianto stesso che,
come sarebbe stato possibile rilevare dal verbale di assemblea del 18 novembre 2014, non era piu’
quella esistente all’epoca del distacco, mentre gia’ all’epoca della proposizione della domanda erano
decorsi circa sette anni dalla modifica della situazione di fatto; g) che, alla stregua della ratio che
ispira la preferenza del legislatore per gli impianti autonomi, ai fini della valutazione della
convenienza energetica, rilevava non solo l’utilizzo piu’ accorto che, come notorio, ciascuno fa di un
proprio distinto impianto e le minori dispersioni termiche determinate da un piccolo impianto,
rispetto a quelle proprie di un impianto centralizzato servente di un grande complesso, ma anche il
differenziato effetto inquinante dei diversi sistemi di alimentazione; h) che, quanto all’obiezione
secondo cui l’inquinamento sarebbe stato ridotto al minimo in conseguenza della recente
installazione di nuovi moderni impianti per la depurazione dei fumi, di cui gli impianti singoli non
erano dotati, diversamente dall’impianto centralizzato, non era comunque messo in discussione che
gli impianti autonomi fossero a norma e, dunque, funzionassero nel rispetto della disciplina di
settore; i) che, alla luce dei principi espressi dalla giurisprudenza di legittimita’ e in ragione dello
stato di cose esistenti al momento del distacco, e a maggior ragione al momento della proposizione
della domanda e nella situazione attuale, in cui avrebbe dovuto farsi luogo al riallaccio, non poteva
meritare tutela “la ratio atipica dell’impedimento al distacco, in quanto espressione di prevaricazione
egoistica da parte di un solo condomino e di lesione dei principi costituzionali di solidarieta’
sociale”; /) che effettivamente si riscontrava un profilo di nullita’ della delibera avente un oggetto –
ossia il distacco degli impianti singoli da quello centralizzato e la creazione di impianti autonomi –
che, pur potendo discendere dalla scelta dei singoli partecipanti e pur potendo verificarsi per quanto
da essi attuato, non rientrava tra le competenze dell’assemblea, nullita’ che, pur non essendo stata
dedotta dalla parte, era rilevabile d’ufficio; m) che, tuttavia, da tale nullita’ non discendevano le
conseguenze volute da (OMISSIS) – ovvero il riallaccio degli immobili facenti parte del
Condominio periferico all’impianto centralizzato e, dunque, l’integrale ripristino dello status quo
ante -; n) che l’esito complessivo della lite, la peculiarita’ delle questioni e della vicenda esaminata
in materia, nell’ambito della quale si erano avuti significativi arresti della giurisprudenza di
legittimita’ nel corso del procedimento, giustificavano l’integrale compensazione delle spese di tutti
i gradi di giudizio.
5.- Avverso la sentenza adottata all’esito del giudizio di rinvio ha proposto ricorso per cassazione,
articolato in otto motivi, la (OMISSIS) S.r.l. Ha resistito con controricorso, proponendo, a sua volta,
ricorso incidentale, affidato a due motivi, l’intimato Condominio n. (OMISSIS). Ha ulteriormente
resistito con controricorso al ricorso incidentale la (OMISSIS) S.r.l..
6.- Il Pubblico Ministero ha formulato per iscritto le sue conclusioni, come riportate in epigrafe.
7.- La ricorrente ha presentato memoria.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1.- In primo luogo, deve trovare accoglimento l’istanza di rimessione in termini ex articolo 184 bis
c.p.c., vigente ratione temporis, ai fini del deposito – avvenuto il 20 ottobre 2017 – dell’originarle del
ricorso gia’ depositato in copia il 25 settembre 2017, della copia autentica della sentenza impugnata
e delle due istanze di trasmissione del fascicolo d’ufficio in originale, vistate dalla Corte territoriale
ex articolo 369 c.p.c., comma 3, nonche’ dei quattro fascicoli di parte relativi ai procedimenti svolti
nei precedenti gradi del giudizio, poiche’ la ricorrente ha dato contezza, in via documentale, delle
ragioni ostative al deposito di detti documenti nel termine di venti giorni dalla notifica del ricorso
introduttivo del giudizio, avvenuta il 5 settembre 2017.
Segnatamente vi e’ la prova che, pur avendo ih difensore della ricorrente tempestivamente
consegnato a Poste Italiane in data 12 settembre 2017 tale documentazione, affinche’ fosse
trasmessa al difensore domiciliatario in Roma, il plico non e’ stato recapitato per tempo, sicche’ tale
difensore domiciliatario, in data 25 settembre 2017, e’ stato costretto a richiedere l’iscrizione a ruolo
della causa, depositando la sola fotocopia del ricorso notificato, con riserva di depositare gli
originali e tutti gli altri atti necessari e documenti non appena il plico fosse stato recapitato da Poste
Italiane.
E’ stata, infatti, allegata, all’istanza di rimessione in termini, missiva del 28 novembre 2017 di Poste
Italiane, che – in ordine alla segnalazione effettuata dal difensore della (OMISSIS) – chiarisce che il
pacco consegnato per la spedizione il 12 settembre 2017 e’ stato recapitato il 19 ottobre 2017, a
causa di un’agitazione sindacale degli operatori SDA addetti al recapito, verificatasi nel periodo di
riferimento, con la precisazione che tale evento era del tutto imprevedibile e da considerarsi causa
di forza maggiore. Si riconosce, inoltre, il rimborso delle spese di spedizione.
2.- Tanto premesso, con il primo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c.,
comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dei principi generali regolanti gli effetti di una
delibera condominiale dichiarata nulla nonche’ il difetto di motivazione in relazione all’articolo 24
Cost., per avere la Corte di merito – dopo avere correttamente, seppure per motivi diversi da quelli
dedotti dall’attrice, ritenuto nulla la delibera impugnata, nella parte in cui ha disposto il distacco
dall’impianto centralizzato di riscaldamento ed acqua calda – omesso di trarne la necessaria e
doverosa conseguenza, non condannando il Condominio (OMISSIS) al riallaccio.
In particolare, l’istante obietta che la domanda di accertamento della nullita’ della delibera costituiva
l’antecedente logico e il presupposto giuridico per farne derivare la condanna al riallaccio al servizio
centralizzato, che costituiva il motivo concreto che aveva indotto la ricorrente ad agire in giudizio,
con l’effetto che nessun interesse o utilita’ sarebbe disceso dalla sentenza di mero accertamento, ove
tale accertamento non fosse stato poi seguito e completato con una declaratoria di condanna.
Soggiunge che una delibera nulla non puo’ produrre alcun effetto per cui, se e’ inidonea da un punto
di vista giuridico, prima che logico, a produrre qualsiasi effetto, doveva essere confermata la
preesistente situazione in fatto e in diritto e, quindi, nel caso di specie, doveva essere
conseguentemente confermata la condanna al riallaccio, correttamente disposta al termine del
processo in primo grado.
Deduce, altresi’, che la sentenza risultava viziata anche nella motivazione, in quanto dalla sua lettura
sarebbe emerso, immediatamente e direttamente, un contrasto irriducibile tra affermazioni
inconciliabili, oltre che una motivazione solo apparente, poiche’ al riscontro della nullita’ la Corte
distrettuale non aveva fatto conseguire la condanna al riallaccio, senza neppure argomentare sul
diniego verso quello che si presentava, anche ictu oculi, come l’effetto inevitabile della dichiarata
nullita’, dovendo essa necessariamente riverberarsi sull’oggetto della delibera, travolgendolo e
privandolo di qualsiasi effetto.
Afferma, infine, che il rif