30 Aprile 2026
In occasione del Forum Casa, organizzato dall’Assessorato all’Edilizia Residenziale Pubblica del Comune di Milano, il Segretario generale del SUNIA, Stefano Chiappelli, è intervenuto nello spazio dedicato ai sindacati inquilini.
Nel corso del confronto è emersa con forza la necessità di un cambio di passo strutturale nelle politiche abitative del nostro Paese. Non si tratta più di interventi emergenziali o frammentati, ma della costruzione di una politica strutturata che metta al centro il diritto all’abitare.
Serve innanzitutto garantire risorse certe e continuative. L’Italia, infatti, destina alla spesa pubblica per le politiche abitative quote nettamente inferiori rispetto agli altri Paesi europei, collocandosi tra gli ultimi in Europa. Una condizione non più sostenibile, che richiede un deciso riallineamento agli standard europei.
In questo quadro, è stata ribadita con determinazione una richiesta non più rinviabile: l’Italia è oggi l’unico grande Paese europeo privo di un Ministero dedicato alla casa. È necessario pretendere, da subito, l’istituzione di un Ministero che assicuri coordinamento, rappresentanza e capacità di interlocuzione, sia a livello nazionale che europeo. Un punto di riferimento stabile, in grado di dare continuità e visione alle politiche abitative.
Rispetto al tanto atteso Piano Casa, che non ha visto il confronto preventivo con i sindacati degli inquilini e dei lavoratori, se e quando verrà presentato, è comunque in netto ritardo rispetto all’aggravarsi quotidiana dell’emergenza abitativa.
I 960 milioni preannunciati nel decreto per recuperare gli alloggi sfitti del patrimonio pubblico, rappresentano un segnale, ma restano largamente insufficienti rispetto alla dimensione del bisogno.
Va inoltre ricordato che, dopo il governo guidato da Mario Draghi, non è stato più rifinanziato il fondo di sostegno agli affitti, salvo una risorsa esigua per il fondo di morosità incolpevole nella legge di bilancio 2026, lasciando migliaia di famiglie senza strumenti di tutela.
Preoccupa, inoltre, l’ipotesi di un disegno di legge volto ad accelerare le procedure di esecuzione degli sfratti, senza garantire soluzioni alternative basate sul principio del passaggio da casa a casa. Si tratta di una prospettiva inaccettabile che rischia di aggravare ulteriormente l’emergenza abitativa e le condizioni di fragilità sociale.
La difesa del diritto alla casa non può arretrare: deve diventare una battaglia condivisa da tutti.