La Spezia, 8 Febbraio 2026
È il risultato di un sistema che da anni lascia indietro le persone più fragili, fino a spingerle in un angolo da cui non vedono più vie d’uscita. Un uomo di sessantaquattro anni, solo, in difficoltà economica, senza un’alternativa abitativa concreta si è tolto la vita.
Eppure esistono in Liguria , migliaia di alloggi privati sfitti e migliaia di alloggi popolari sfitti a partire da Genova con almeno 2000,La Spezia con 500, Savona con 500 ed Imperia alcune decine. Ma non esiste una bozza di progetto, di percorso che porti alla utilizzazione di questi appartamenti.
E questo dramma è accaduto in Provincia della Spezia ove gli sfratti per morosità (dati 2024 del Ministero degli Interni) sono stati 141, 786 Genova ,250 a Savona e 456 ad Imperia.
Certo, molti di questi casi trovano una soluzione da soli, molti attraverso servizi sociali, diversi anche attraverso le nostre sedi SUNIA che in diverse occasioni riescono a rinviare gli sfratti e consentire la ricerca di una soluzione o ricontrattare gli affitti accedendo a fondi per la morosità incolpevole oggi quasi annullati dalla legge di bilancio ed attivati solo attraverso l’iniziativa autonoma dei Comuni.
Ma quanti sono coloro che vivono lo sfratto in grande solitudine. Occorre intercettare queste famiglie ,valutare situazione per situazione, capire le fragilità ed accompagnare quanti si trovino di fronte l’ufficiale giudiziario. In quel momento, la disperazione può superare ogni argine, anche se come è stato il caso di Sarzana l’ufficiale era pronto a rinviare l’esecuzione perché non aveva ancora richiesto l’uso della forza pubblica.
Non possiamo limitarci a dire che “è una tragedia”. Lo è, ma non basta.
Non possiamo rifugiarci nella formula rassicurante del “caso isolato”. Non lo è.
E non possiamo continuare a ignorare ciò che questa vicenda mette sotto gli occhi di tutti: la casa è diventata un bene sempre più inaccessibile, Il mercato immobiliare, oggi, esclude intere fasce di popolazione: lavoratori poveri, persone con redditi discontinui, anziani soli, famiglie senza garanzie. E quando arriva uno sfratto, troppo spesso l’unica risposta è una data sul
calendario e un ufficiale giudiziario alla porta. È una gestione amministrativa di un problema che è invece profondamente sociale.
Come SUNIA lo diciamo con chiarezza: non è accettabile.
Non è accettabile che non esista prevenzione o che la prevenzione arrivi tardi.
Non è accettabile che la ricerca di un alloggio diventi un percorso a ostacoli impossibile.
Non è accettabile che la dignità delle persone venga schiacciata tra burocrazia, solitudine e un mercato che non lascia spazio ai più deboli.
Non possiamo più accettare che la fase esecutiva sia il primo vero contatto tra istituzioni e cittadini in difficoltà. È troppo tardi. È ingiusto. È pericoloso.
Questa tragedia deve essere un punto di svolta.
Serve un impegno immediato e concreto: più alloggi a canone sostenibile, più mediazione abitativa, più interventi prima che lo sfratto diventi esecutivo, più collaborazione tra Tribunale, servizi sociali, sanitari e istituzioni. Occorre garantire che ogni procedura, anche la più difficile sia accompagnata da umanità, ascolto e presenza.
Serve riconoscere che la casa non è un lusso, ma un diritto che tutela la vita, la salute, la stabilità emotiva delle persone.
A Sarzana non è morta solo una persona fragile, è crollata l’illusione che il problema abitativo possa essere gestito con strumenti vecchi, insufficienti e scollegati dalla realtà.
Solo la prevenzione, l’ascolto e l’accompagnamento di coloro che si trovano di fronte ad uno sfratto per morosità incolpevole può accelerare il rilascio degli alloggi non un decreto che prescindendo, da ogni forma di prevenzione e di accompagnamento da casa a casa, stabilisca l’esecuzione in 30 o 60 giorni.
Se non vogliamo ritrovarci di nuovo davanti a un dolore così grande come quello odierno dobbiamo cambiare rotta SUNIA è disponibile a collaborare ad un progetto di prevenzione i cui principali programmatori devono essere le Istituzioni.