Congruità delle spese straordinarie su iniziativa dell’amministratore

Cass. 28 febbraio 2020 n. 5522

FATTI DI CAUSA
Con sentenza n. 459/2014 del 33.2014 il Tribunale di Tempio Pausania, in parziale accoglimento
della domanda proposta dal CONDOMINIO (…), condannava la (…) s.n.c. (già (…) r.I.) alla
restituzione, in favore dell’attore, della somma di C 17.116,29, oltre interessi, nonché alla rifusione
delle spese di lite. Il Tribunale argomentava: che la (…) a r.l. aveva svolto le funzioni di
amministratore del Condominio negli anni 2003 e 2004; che per l’anno 2003 era stato approvato il
bilancio preventivo per una spesa di € 20.658,28, mentre la spesa asseritamente sostenuta
dall’amministratore era stata di € 24.556,29, con un disavanzo di € 3.898,01; che, del pari, per l’anno
2004 il bilancio consuntivo ammontava ad € 33.876,56, con una maggiore spesa rispetto a quella
autorizzata in sede di preventivo di € 13.218,28; che entrambi i bilanci non erano stati approvati
dall’assemblea; che numerose fatture erano state emesse da (…)r.I., la quale aveva, nella qualità di
amministratore, stipulato contratti con se stessa per l’esecuzione di opere; che l’espletata CTU aveva
evidenziato che mancavano in atti il computo metrico ed elaborati tecnici che individuassero le aree
interessate dai lavori, per cui la spesa sostenuta non poteva ritenersi giustificata in quanto non
concretamente verificabile. Avverso detta sentenza proponeva appello la (…) s.n.c. ((…) a r.I.). Il
Condominio (…) restava contumace. Con ordinanza n. 416/2015, depositata in data 6.8.2015, la
Corte d’Appello di Cagliari – Sezione Distaccata di Sassari dichiarava l’inammissibilità dell’appello
in quanto, per i motivi prospettati, non aveva ragionevoli probabilità di essere accolto. Avverso la
sentenza del Tribunale di Tempio Pausania, con riferimento alla ordinanza della Corte d’Appello di
Cagliari – Sezione Distaccata di Sassari propone ricorso per cassazione la (…) s.n.c. (già (…) r.I.)
sulla base di tre motivi; l’intimato Condominio (…) non ha svoto difese.

Ragioni della decisione
1. – In via pregiudiziale, va rilevato come del tutto correttamente la ricorrente abbia impugnato solo
la sentenza di primo grado, laddove privo di rilievo è il “riferimento” alla ordinanza di
inammissibilità dell’appello, resa ex art. 348 ter c.p.c.; che non è ricorribile per cassazione,
nemmeno ai sensi dell’art. 111, comma 7, Cost., ove [come nella specie: v. primo motivo] si
denunci l’omessa pronuncia su un motivo di gravame, attesa la natura complessiva del giudizio
“prognostico” che la caratterizza, necessariamente esteso a tutte le impugnazioni relative alla
medesima sentenza ed a tutti i motivi di ciascuna di queste, ponendosi, eventualmente, in tale
ipotesi, solo un problema di motivazione (Cass. sez. un. n. 1914 del 2016; conf. Cass. n. 23151 del
2018).
2. – Con il primo motivo, la società ricorrente lamenta la «Violazione e falsa applicazione di norme
di diritto ai sensi dell’art. 360, comma 1 n. 3 c.p.c. in relazione agli artt. 99, 112, 163, comma 3 n. 4
c.p.c. e all’art. 24 Cost.», denunciando la mancata corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, in
quanto il Giudice di primo grado ha ritenuto di valutare come non giustificate le spese straordinarie
senza che il Condominio (…) avesse mai richiesto nell’atto introduttivo l’accertamento della
congruità della spesa. Il presupposto indicato dall’attore nelle proprie conclusioni per la richiesta
restituzione delle somme e il risarcimento del danno era la mancata approvazione assembleare della
spesa straordinaria, cosa ben diversa dall’accertamento della congruità della medesima. Pertanto,
non era compito del Giudice sopperire a tale carenza del contraddittorio e di offerta di prove.
Invece, il Tribunale, partendo dalla mancata approvazione del rendiconto (peraltro dopo due
precedenti assemblee andate deserte), costruiva l’istruttoria superando i limiti tracciati dall’attore,
con evidente violazione del principio della dialettica processuale, che è espressione diretta del
principio del diritto alla difesa di cui all’art. 24 Cost. Ed a tale proposito, la ricorrente segnala che la
Corte d’Appello ometteva qualsiasi pronunciamento sia pure per statuirne la palese infondatezza.
2.1. – Il motivo non è fondato.
2.2. – Il Tribunale ha esplicitamente sottolineato (sentenza impugnata, pagina 3) come, in sede di
atto introduttivo, il Condominio attore avesse mosso tutta una serie di censure all’operato
dell’amministratore condominiale, ponendo in evidenza «(a) l’impiego di somme in eccedenza
rispetto a quanto autorizzato in sede di bilancio preventivo 2013 e/o la mancata autorizzazionee di
talune spese ordinarie e straordinarie; (b) il prelievo di somme da fondi speciali vincolati ad altro
uso; (c) l’impossibilità di controllare la congruità delle spese sostenute per genericità delle fatture
poste a giustificazione delle stesse; (d) la non congruità delle spese in quanto non affiancate dalla
richiesta di altri preventivi ad alte imprese ed in quanto la (…) a. r.l. ha dato incarico a sé stessa per
l’esecuzione dei lavori».
Per giurisprudenza consolidata di questa Corte, il principio di corrispondenza fra il chiesto ed il
pronunciato, fissato dall’art.112 c.p.c., implica unicamente il divieto per il giudice di attribuire alla
parte un bene non richiesto o comunque di emettere una statuizione che non trovi corrispondenza
nella domanda, ma non osta a che il giudice renda la pronuncia richiesta in base ad una
ricostruzione dei fatti di causa – alla stregua delle risultanze istruttorie – autonoma rispetto a quella
prospettata dalle parti nonchè in base all’applicazione di una norma giuridica diversa da quella
invocata dall’istante (Cass. n. 16809 del 2008; Cass. n. 10542 del 2003), purché [come nella specie]
restino immutati il petitum e la causa petendi (Cass. n. 2209 del 2016). Nella specie, dunque,
l’accertamento della congruità delle spese sostenute per genericità delle fatture emesse a
giustificazione delle stesse, e l’affermazione della non congruità delle spese in quanto non affiancate
dalla richiesta di altri preventivi ad altre imprese, rappresentano circostanze che, correttamente, il
Tribunale ha considerato poste a fondamento della domanda (intesa in senso complessivo, a
supporto del decisum, di cui in dispositivo), quale suo presupposto logico e contenuto sostanziale,
senza mutarne la consistenza in termini di identità del petitum e della causa petendi.
3.1. – Con il secondo motivo, la ricorrente deduce la «Violazione e falsa applicazione di norme di
diritto ai sensi dell’art. 360, comma 1 n. 3 c.p.c. in relazione agli artt. 1135 e 5 2697 c.c.». La
ricorrente società contesta che il Tribunale, in assenza della domanda di accertamento della
congruità della spesa sostenuta, avesse potere di disporre la restituzione delle somme. Osserva parte
ricorrente l’esercizio del potere dell’amministratore, di cui all’art. 1135, comma 2 c.c., non si basa su
una delibera assembleare, in quanto al verificarsi delle ipotesi e delle condizioni di urgenza,
l’amministratore può esercitare i poteri speciali, previsti dall’art. 1130, comma 1 nn. 3 e 4 c.c. e
dall’art. 1135, comma 2 c.c., essendo così legittimato ad agire per la salvaguardia dei beni e dei
diritti comuni contro ogni evento pregiudizievole, anche in assenza di delibera assembleare. Così gli
atti compiuti dall’amministratore sono dotati di efficacia anche nel caso in cui, riferito di essi alla
prima assemblea, vi sia dissenso nella maggioranza dei condomini, fatto salvo, ove ne sia data la
prova nell’an e nel quantum, l’accertamento della mala gestio e il risarcimento del danno che
l’operato dell’amministratore abbia cagionato al Condominio. La ricorrente sottolinea che, nella
specie, è indubbio che l’eliminazione delle infiltrazioni di acqua fognaria rappresenti un intervento
sia conservativo del diritto sia manutentivo di ordine urgente, anche a tutela dell’incolumità dei
condomini e dei terzi frequentatori delle aree e quindi determinante dell’obbligo di agire sanzionato
dall’art. 40, comma 2, c.p. Potendosi, del resto, considerarsi ingiustificata la spesa sostenuta solo
con la prova della mala gestio dell’amministratore, posta a carico di colui che alleghi i fatti
determinanti e gli effetti pregiudizievoli conseguenti all’operato di gestione. Ma, nella specie, la
prova è mancata. Il Tribunale avrebbe dovuto accertare tale mala gestio, individuando l’effettivo
pregiudizio dei diritti dei condomini, pregiudizio che, difettando la domanda di accertamento della
congruità della spesa, non si poteva risolvere nella mancata approvazione assembleare della spesa.
Né l’attore ha provato il prelievo dai fondi di riserva intestati al Condominio da parte
dell’amministratore, né di ciò è emersa traccia nel corso della CTU.
3.2. – Con il terzo motivo, la ricorrente lamenta la «Violazione e falsa applicazione di norme di
diritto ai sensi dell’art 360, comma 1 n. 3 c.p.c. in relazione agli artt. 1710, 1711 e 2697 c.c.», in
quanto, per affermare che erano stati superati i limiti del mandato, il Condominio avrebbe dovuto
provare che non sussistevano i presupposti per l’azione urgente ovvero la mala gesti°. Essendo
pacifica la sussistenza dei presupposti che imponevano all’amministratore di attivarsi senza indugio
ed essendo provato che la ricorrente aveva provveduto a convocare due successive assemblee,
andate deserte per mancanza del numero legale, l’operato dell’amministratore doveva essere
dichiarato legittimo ex art. 1710 c.c., oltre che ricompreso nei limiti del mandato di
amministrazione, il cui contenuto è integrato dalla disciplina speciale ex artt. 1130, comma 1 nn. 3 e
4 c.c. e 1135, comma 2 c.c., norme che pongono a carico dell’amministratore solo l’onere di riferire
alla prima assemblea sull’esercizio dei poteri, non certo l’onere di ricevere l’approvazione alla prima
assemblea, la quale non esercita un potere di ratifica ma di controllo. 3.3. – In considerazione della
loro connessione logico- giuridica e la analoga modalità di formulazione, i motivi vanno esaminati e
decisi congiuntamente.
3.4. – I motivi non sono fondati.
3.5. – Come già detto, l’errore logico ascritto dalla ricorrente alla pronuncia del Tribunale sta nella
lamentata separazione della verifica dell’urgenza da quello della giustificazione della spesa anche
riguardo ai limiti entro i quali l’assemblea condominiale ha autorizzato la spesa medesima. Infatti,
per la ricorrente, se la necessità di intervento urgente dà facoltà all’amministratore di agire senza
preventiva autorizzazione, tale facoltà si estende anche alla spesa, salva la motivata contestazione
della mancanza di congruità. Da ciò, la considerazione che l’attore nulla avesse allegato limitandosi
a contestazioni generiche; così avendo il Tribunale (nell’accogliere la domanda) invertito l’onere
della prova. Va, per contro, rilevato che il Tribunale non ha affatto (espressamente o
implicitamente) contestato l’ambito e le modalità di esercizio dei poteri dell’amministratore, e del
relazionarsi del medesimo con i poteri dell’assemblea condominiale, come delineati dalla ricorrente
e di cui alla motivazione delle censure mosse alla sentenza impugnata. Per il resto, va ritenuto che
la valutazione di fatto delle risultanze istruttorie resa dal Tribunale sia congrua e plausibile; come
tale, sottratta quindi al sindacato di legittimità; laddove non è dato affermare alcuna inversione
dell’onere della prova da parte del Tribunale medesimo. Vale, infatti, il consolidato principio
secondo cui l’apprezzamento del giudice di merito, nel porre a fondamento della propria decisione
una argomentazione, tratta dalla analisi di fonti di prova con esclusione di altre, non incontra altro
limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere
ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente
disattesi tutti i rilievi e le circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono
logicamente incompatibili con la decisione adottata (ex plurimis, Cass. n. 9275 del 2018; Cass. n.
5939 del 2018; Cass. n. 16056 del 2016; Cass. n. 15927 del 2016). Sono infatti riservate al Giudice
del merito l’interpretazione e la valutazione del materiale probatorio, il controllo dell’attendibilità e
della concludenza delle prove, la scelta tra le risultanze probatorie di quelle ritenute idonee a
dimostrare i fatti in discussione, nonché la scelta delle prove ritenute idonee alla formazione del
proprio convincimento, (Cass.n. 1359 del 2014; Cass. n. 16716 del 2013). Viceversa, così come
articolate, le censure portate dai motivi riuniti si risolvono sostanzialmente nella sollecitazione ad
effettuare una nuova valutazione di risultanze di fatto come emerse nel corso del procedimento e
come argomentate dalla parte, così mostrando la società ricorrente di anelare ad una impropria
trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, giudizio di merito, nel quale
ridiscutere tanto il contenuto di fatti e vicende processuali, quanto ancora gli apprezzamenti espressi
dalla Corte di merito non condivisi e per ciò solo censurati al fine di ottenerne la sostituzione con
altri più consoni ai propri desiderata; quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei
fatti di causa possano ancora porsi dinanzi al giudice di legittimità (Cass. n. 5939 del 2018).
4. – Il ricorso va dunque rigettato. Nulla per le spese in ragione del mancato svolgimento dell’attività
difensiva da parte dell’intimato Condominio. Va emessa la dichiarazione ex art. 13, c. 1-quater,
d.P.R. 115/2002.

pqm
La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi dell’art. 13, comma 1- quater del d.P.R. 115 del 2002, dà atto
della susssistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente di un
ulteriore importo a titolo di contributo unifcato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del
comma 1-bis dello stesso art. 13 se dovuto. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della
seconda sezione civile, della Corte Suprema di Cassazione, il 3 ottobre 2019