Roma, 6 febbraio 2026

Dichiarazione di Giusi Milazzo, segretaria nazionale SUNIA

Sono 1606 ad oggi le famiglie sfollate e 800 gli immobili già chiusi. Senza casa e con le attività commerciali agricole e produttive in ginocchio gli abitanti di Niscemi pur mostrando una grande dignità pretendono risposte certe e in tempi rapidi.

La solidarietà che è scattata nella comunità è uno straordinario segnale ma c’è bisogno, senza perdere tempo ulteriore, che si comincino a valutare soluzioni concrete e praticabili a partire dalla predisposizione di piani alloggiativi che ridiano sicurezza a chi oggi ha perso tutto.

Potremmo sostenere che si possono usare le abitazioni vuote e non utilizzate e a Niscemi ce ne sono tante, ma quello che è essenziale è che sia certa la loro sicurezza e abitabilità.

Potrebbe essere utile attuare un piano di riqualificazione del patrimonio abitativo non utilizzato ma è necessario che sia certo che la frana non continui a trascinare con sé porzioni di paese.

Un ruolo importante potrebbe svolgerlo il patrimonio abitativo pubblico che opportunamente ristrutturato, considerata la sua ubicazione in una zona lontana dal fronte della frana, potrebbe rappresentare, coì come ha già chiesto il SUNIA, una soluzione almeno provvisoria.

Oggi stiamo assistendo ad un rimpallo di responsabilità sul perchè non sono stati spesi i fondi disponibili per la messa in sicurezza e su chi non l’abbia fatto: fare chiarezza è importante ma oggi le priorità sono altre.

Quello che è evidente è che la fragilità del territorio dell’isola impone che la messa in sicurezza sia una pratica continuativa e che una volta per tutte si metta fine al consumo di suolo e a qualsiasi deroga o sottovalutazione dei vincoli costruttivi nel territorio dell’isola.