Calabria, 2 maggio 2025
Aumenti drammatici nelle bollette di luce e gas, fino al 30 per cento rispetto al 2024, mentre il governo guarda al nucleare a non al presente.
Nell’evento di oggi promosso da Cgil, Spi Cgil, Filctem Cgil, Federconsumatori e SUNIA si è discusso di:
– giungla dei prezzi e del telemarketing
– ricaduta dei rincari sulla qualità della vita e sui bilanci familiari
– energie rinnovabili
– piano energetico regionale rimasto su carta
– misure spot del governo
– proposte della Cgil Nazionale per uscire dall’impasse.
Il SUNIA Calabria ha ribadito la forte preoccupazione, già espressa dal SUNIA NAZIONALE, per gli ultimi aumenti delle bollette del gas e della luce, che stanno colpendo duramente le famiglie italiane.
I rincari sono particolarmente gravosi peggiorando ulteriormente la situazione economica di milioni di persone già provate dalla crisi e dall’inflazione.
Questi aumenti, che arrivano a percentuali a due cifre, mettono a rischio il diritto fondamentale all’accesso all’energia per migliaia di famiglie che, in molti casi, non sono in grado di far fronte alle spese primarie.
Il caro bollette, di conseguenza, colpirà duramente anche le imprese con conseguenti aumenti dei costi dei beni primari che ricadranno tutti sulle famiglie, nonché perdita di competitività, rischio di chiusure e un freno alla crescita economica del Paese.
Il SUNIA sollecita il Governo a monitorare la situazione energetica e adottare urgenti soluzioni strutturali per garantire un futuro sostenibile e accessibile per tutti con urgenza.
Se ne è parlato martedì 29 aprile a S. Eufemia – Lamezia Terme, presso la sede Unioncamere Calabria in un confronto, dibattito e proposte a più voci per sopravvivere alla giungla dei prezzi e delle tariffe, presieduto da Gianfranco Trotta, Segretario Generale CGIL Calabria, che ha affermato:
“𝐼𝑙 𝑏𝑜𝑛𝑢𝑠 𝑏𝑜𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑟𝑖𝑠𝑡𝑜𝑟𝑜, 𝑚𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑝𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑑𝑖𝑠𝑎𝑔𝑖𝑜. 𝑃𝑎𝑔ℎ𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑜 𝑠𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑐𝑎𝑡𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑒𝑛𝑒𝑟𝑔𝑒𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑠𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑝𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑒𝑛𝑒𝑟𝑔𝑒𝑡𝑖𝑐𝑜 𝑐𝑎𝑙𝑎𝑏𝑟𝑒𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑐’𝑒́ 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑡𝑎 𝑚𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑚𝑎𝑖 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑜. 𝑅𝑖𝑡𝑒𝑛𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑖 𝑠𝑖𝑎 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑒𝑛𝑒𝑟𝑔𝑒𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑒𝑛𝑔𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖, 𝐸̀ 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑓𝑎𝑐𝑖𝑙𝑒 𝑟𝑒𝑝𝑒𝑟𝑖𝑟𝑒 𝑚𝑎𝑡𝑒𝑟𝑖𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑖 𝑖𝑛 𝑣𝑖𝑟𝑡𝑢̀ 𝑑𝑖 𝑠𝑖𝑡𝑢𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑔𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑛𝑜𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑑𝑒𝑏𝑏𝑎 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑙 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎𝑛𝑖 𝑙𝑒 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑔𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑔𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑒 𝑡𝑎𝑠𝑐ℎ𝑒”.
Sono intervenuti: Enzo Scalese, Segretario CGIL AREA VASTA Cz-Kr-Vv, Francesco Gatto, Segretario Generale Filctem CGIL Territoriale Calabria, Mimma Iannello, Presidente Federconsumatori Calabria APS, Francesco Alì, Segretario Generale SUNIA-CGIL Calabria, Annamaria Palummo, Responsabile regionale Filctem Cgil Area mercato Elettrico
Carmelo Gullì, Segretario Generale SpiCgil Calabria.
Le conclusioni sono state affidate a Pino Gesmundo, Segretario nazionale CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro.
“Il governo deve mettere in piedi iniziative di natura strutturale. Non possiamo risolvere le questioni legate al costo dell’energia attraverso bonus e interventi che non siano strutturali – ha detto nel suo intervento Pino Gesmundo. “Le famiglie sono allo stremo, le spese dell’energia incidono pesantemente sul bilancio familiare. Ma il grido d’allarme riguarda anche le imprese che non riescono più a essere competitive perché il costo dell’energia pesa sui costi di produzione. Sia su famiglie che sulle imprese non si può intervenire con misure spot. Pensiamo, invece, sia necessario intervenire con interventi seri mirati, ad esempio, intervenendo sugli oneri di sistema che incidono per oltre il 30% sul costo dell’energia, così come potrebbe immediatamente dare risposte il disallineamento del costo dell’energia rinnovabile dal costo del gas (che ha un costo di produzione maggiore). Questi sono alcuni degli interventi immediati e strutturali che possono rispondere ad una visione più strategica che dia risposte appunto alle famiglie”.
Il referendum su lavoro e cittadinanza dell’8 e 9 giugno
Anche per queste ragioni la Cgil, l’8 e 9 giugno, invita tutti ad andare a votare 5 Sì ai Referendum su lavoro e cittadinanza. 5 Sì per cambiare, un voto che può permettere di migliorare i diritti di chi lavora e i diritti di cittadinanza, per i nostri figli e per i nostri nipoti, per dare un futuro a questo Paese. Non si vota per questo o quel partito, per questo o quel governo, si vota finalmente per poter cambiare la situazione, per un giorno le persone saranno in Parlamento per cambiare le leggi per aumentare i diritti.
Siamo consapevoli che per raggiungere il quorum bisogna convincere quelli che a votare non ci vanno, parlare con chi pensa che votare non serva a nulla e fare in modo che le persone utilizzino il diritto a votare perché il referendum è lo strumento che consente a ogni cittadino, quel giorno, di essere in Parlamento. Perchè se si raggiungerà il quorum e vinceranno i Sì, le persone avranno diritti e tutele in più. Siccome il parlamento, in questi anni, ha fatto leggi peggiorative per i lavoratori, il referendum consentirà alle persone di prendere la parola e, con il proprio voto, cambiare per migliorare la vita di milioni di persone.
L’esito di quel referendum permetterebbe per esempio a 2,5 milioni di persone – che lavorano e pagano le tasse in Italia – il giorno dopo di avere i diritti di cittadinanza che oggi non hanno; cancellare il contratto a tutele progressive introdotto col Jobs Act significa che 4 milioni di persone, tutte quelle assunte a partire dal 2015 e tutti quelli che saranno assunti in futuro, non potranno essere licenziati ingiustamente e avranno il diritto al reintegro; le persone che lavorano in imprese con meno di 15 dipendenti, in Italia quasi 4 milioni, aggiungeranno tutele che oggi non hanno; se pensiamo poi alle morti sul lavoro, che continuano ad essere un dramma e riguardano prevalentemente lavoratori precari e operanti in aziende di subappalto, il referendum rimette in capo all’azienda madre la responsabilità in termini di salute e sicurezza sul lavoro; così come con il referendum possiamo dare una botta al precariato eliminando alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine.