Treviso, 15 Settembre 2020

In vista delle imminenti elezioni regionali CGIL, SPI CGIL e SUNIA di Treviso hanno sottoposto ai candidati alla Presidenza e al Consiglio della Regione Veneto un documento sulle tematiche del fabbisogno abitativo, per nulla marginali all’interno della discussione e del confronto politico, che interessano nella nostra Regione e in particolare la Marca Trevigiana migliaia di cittadini residenti che, negli ultimi anni, e soprattutto in questo 2020 hanno direttamente vissuto i drammatici effetti sociali ed economici indotti dalla pandemia Covid-19.

In particolare, CGIL, SPI CGIL e SUNIA intendono segnalare ai candidati i dati relativi alla situazione del fabbisogno abitativo regionale e provinciale che riguardano le tante famiglie raggiunte in questi mesi da provvedimento di sfratto per morosità che vedranno la loro esecuzione nei primi mesi del 2021 e che si sommano ai procedimenti giudiziari di liberazione degli alloggi andati all’asta (e questi non coperti dal blocco normativo degli sfratti); gli studenti universitari che – a causa della chiusura degli Atenei e l’impossibilità di continuare nella conduzione degli alloggi – sono entrati in contenzioso con i locatori (visto il vuoto normativo in merito alla questione); la carenza strutturale di alloggi popolari che possano dare risposta alla sempre più stringente domanda di case a prezzi accessibili.

Di fronte a questa situazione appare evidente la necessità di intervenire con strumenti finanziari e normativi, fondamentali per assicurare un flusso strutturale di risorse in grado di programmare gli interventi di recupero e di incremento dell’offerta abitativa pubblica e sociale, in un arco temporale di medio periodo per affrontare la domanda consolidata e quella da emergenza Covid-19. in tal senso i recenti provvedimenti assunti a seguito della pandemia pur segnando alcuni passi in avanti sono insufficienti, mentre sul piano delle normative da introdurre sono necessari organici provvedimenti per affrontare i bisogni abitativi in termini quantitativi, di individuazione dei segmenti di domanda da soddisfare, di calmierazione e rinegoziazione dei canoni, necessari per arrestare l’aumento degli sfratti per morosità incolpevole che stanno subendo, con la ripresa delle attività giudiziarie, una nuova impennata.

I punti del documento indirizzato CGIL, SPI CGIL e SUNIA di Treviso ai candidati:

  • piano pluriennale di edilizia pubblica e sociale, con una posta di bilancio stabile, per aumentare l’offerta di alloggi di edilizia sociale in affitto con canoni sostenibili e di edilizia residenziale pubblica destinati alle fasce di bisogno più deboli;
  • introduzione di idonei strumenti di analisi approfondita ed aggiornata della domanda, del sistema dell’offerta e delle risposte pubbliche è condizione indispensabile per definire le misure adeguate, valorizzando e promuovendo in tal senso il ruolo di un Osservatorio regionale della condizione abitativa;
  • criteri innovativi su fondo affitti e morosità incolpevole con unificazione di fondi e risorse, anche pregresse, e procedure accelerate e articolate affidate alle Regioni come consentito dal recente Decreto di distribuzione delle risorse del fondo per la morosità incolpevole 2020;
  • rapida erogazione coordinata e unificata delle risorse 2020, quelle non ancora ripartite e future e risposta al fabbisogno e al disagio provocato dagli effetti sociali ed economici da Covid-19 con criteri mirati e stabiliti a livello regionale anche in deroga alle vigenti normative statali;
  • previsione di specifici finanziamenti regionali straordinari mirati e coordinati con i fondi di provenienza statale;
  • predisposizione interventi regionali sul Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare con risorse da incrementare, anche di possibile provenienza dal Recovery fund e dai fondi strutturali europei 2014/2020 FESR –FSE per gli obiettivi di politica abitativa, e concentrare gli interventi su un minore arco temporale con centralità sull’edilizia residenziale pubblica;
  • Decreto Semplificazioni e normative urbanistiche conseguenti che dovranno essere assunte dalla legislazione regionale in materia azzerando il consumo di suolo e ponendo al centro obiettivi di green economy, rigenerazione urbana, riqualificazione energetica e recupero;
  • prevedere nelle convenzioni–tipo regionali per gli interventi di Housing sociale l’applicazione di accordi integrativi sulla base del DM 16 gennaio 2017 e degli accordi territoriali sui canoni e le tipologie di contratto;
  • dare un forte impulso a piani, in applicazione dell’articolo 119 (detrazione del 110%) del Decreto Rilancio 2020, per la riqualificazione energetica e antisismica dei complessi di edilizia residenziale pubblica con prioritario coinvolgimento e consultazione dell’utenza, della sua rappresentanza sindacale, dei comitati inquilini e delle autogestioni sulle priorità da valutare in materia di recupero, riqualificazione e manutenzioni straordinarie;
  • revisione della Legge regionale n.39 del 03/11/2017 art. 28 -condizioni soggettive al punto 6 che contiene con illegittima discriminazione in materia di obbligo di lunga residenza anche con riferimento alla sentenza della Corte costituzionale 44/2020 sulla legge il regolamento della Regione Lombardia sulle assegnazioni;
  • promuovere iniziative per una legislazione regionale in materia di turismo che affronti il tema delle locazioni brevi e delle compatibilità urbanistiche per la tutela dell’abitazione stabile e la salvaguardia degli aspetti urbani e dei centri storici;
  • affrontare la crisi del sistema degli Enti gestori di Edilizia pubblica (ATER e AEEP) che si prolunga da tempo, cercando di trovare un equilibrio tra la tenuta complessiva dei bilanci e la necessaria efficienza con la manutenzione e riqualificazione di un patrimonio in molti casi degradato e l’assistenza per le fasce più deboli dell’inquilinato utilizzando tutte le nuove potenzialità a partire dalla detrazione del 110%. La soluzione al problema non può essere quella di una vendita generalizzata del patrimonio perché questa produrrebbe solo una drastica riduzione dell’edilizia sociale, in controtendenza rispetto alle necessità di un sistema abitativo attento alle caratteristiche della domanda. Accentuare la iniziativa per una riduzione della pressione fiscale sugli Enti;
  • individuazione e segnalazione di Comuni assenti dall’elenco CIPE dei Comuni ad alta tensione abitativa, la cui scadenza era fissata per il 30 giugno 2014 dalla legge 80/14, per una sua revisione con l’inserimento di una serie importante di realtà territoriali sino ad oggi escluse nella prospettiva di una estensione a tutti i Comuni delle agevolazioni fiscali e di ogni altra provvidenza in materia di locazione e sfratti;
  • intervento sullo Stato per una ridefinizione delle competenze Stato/Regioni rivedendo l’attuale ripartizione dei compiti e delle funzioni e restituendo coerenza alle azioni dei vari soggetti istituzionali come condizione indispensabile per superare le conflittualità e ricercare le forme di una reale collaborazione.