Simulazione del pagamento delle spese e terzietà

CORTE DI CASSAZIONE
Sez VI-2 civ, ord. 25.5.2017, n. 13234

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO – MOTIVI DELLA DECISIONE
L’avvocato M.F. ha proposto ricorso per cassazione articolato in due motivi avverso la sentenza della Corte d’Appello di L’Aquila n. 376/2015 dell’11 marzo 2015. La sentenza impugnata ha rigettato l’appello avverso la sentenza n. 588/2014 del Tribunale di Avezzano, che aveva respinto l’opposizione proposta dalla stessa M. avverso decreto ingiuntivo per l’importo di Euro 8.264,92 relativo al contributo per spese di manutenzione straordinaria richiesto dal Condominio …. Tanto il Tribunale che la Corte d’Appello hanno negato che l’opponente avesse fornito prova dell’eccepito pagamento, assumendo la comprovata simulazione delle allegate quietanze rilasciate dall’amministratore condominiale pro tempore M., e richiamando le risultanze di un processo penale che aveva visto la M. condannata – con sentenza del Tribunale di Avezzano, confermata dalla Corte d’Appello ma non ancora definitiva – per il delitto di appropriazione indebita.
Il primo motivo di ricorso denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1417 e 1135 c.c. , mentre il secondo motivo di ricorso censura l’“omesso esame circa un fatto deciso del giudizio”. Si fa presente che la condanna penale è stata annullata dalla Corte di cassazione per intervenuta prescrizione del reato e quindi si nega ogni significatività delle emergenze di quel giudizio. Si critica il ricorso alle presunzioni fatto dalla Corte d’appello per ritenere simulate le quietanze e se ne contestano le valutazioni probatorie.
Resiste con controricorso il Condominio ….
(omissis)
I due motivi di ricorso possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione.
(omissis)
È in ogni caso da affermare che il condominio, non partecipe ed ignaro dell’accordo simulatorio intervenuto tra un condomino e l’ex amministratore, ove deduca la simulazione delle quietanze relative all’avvenuto pagamento delle spese condominiali, è da considerarsi “terzo” rispetto a quell’accordo, con la conseguenza che lo stesso condominio può fornire la prova della simulazione “senza limiti”, ai sensi dell’art. 1417 c.c. , e, quindi, sia a mezzo di testimoni, sia a mezzo di presunzioni, dovendosi inoltre escludere che, in dipendenza della natura di confessione stragiudiziale della quietanza, possano valere, riguardo alla sua posizione, i limiti di impugnativa della confessione stabiliti dall’art. 2732 c.c., che trovano applicazione esclusivamente nei rapporti fra il mandatario e il preteso simulato acquirente (arg. da Cass. Sez. 2, 24 aprile 2008, n. 10743; Cass. Sez. 2, 22 novembre 2016, n. 23758, non massimata).
In tema di prova per presunzioni della simulazione assoluta di una quietanza, spetta poi al giudice del merito apprezzare l’efficacia sintomatica dei singoli fatti noti, che debbono essere valutati non solo analiticamente, ma anche nella loro globalità all’esito di un giudizio di sintesi, giudizio non censurabile in sede di legittimità se sorretto da adeguata e corretta motivazione sotto il profilo logico e giuridico, come appunto quella espressa dalla Corte di L’Aquila.
Né rileva la dedotta declaratoria di estinzione del reato per prescrizione nel giudizio che vedeva imputata l’attuale ricorrente, in quanto la Corte d’Appello, pur tenendo conto degli elementi di prova acquisiti in sede penale, ha autonomamente rivalutato i fatti oggetto della presente causa.
Spettando al condomino ingiunto dal condominio per il pagamento dei contributi dare prova dell’avvenuto adempimento, l’affermata simulazione delle quietanze allegate dall’opponente ha inevitabilmente condotto i giudici del merito a respingere la proposta opposizione.
Il ricorso va perciò rigettato e la ricorrente va condannata a rimborsare al controricorrente le spese del giudizio di cassazione.
(omissis)

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

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Prove della convocazione dell’assemblea condominiale

CORTE DI CASSAZIONE
Sez. II civ., ord. 14.9.2017, n. 21311

RITENUTO IN FATTO
Nella causa di impugnazione della delibera assembleare 22.3.2006 promossa dai condòmini G.T., A.C. e R.A. contro il Condominio … la Corte d’Appello di Brescia, con sentenza 1.6.2012, ha accolto l’appello del Condominio rigettando la domanda degli attori.
Per giungere a tale conclusione la Corte d’Appello ha osservato:
– che era stato adeguatamente provato l’avvenuto recapito in data 13.3.2006 da parte della società Sofipost srl dell’avviso di giacenza della raccomandata di convocazione nella cassetta del G.T.;
– che con l’introduzione nella cassetta l’avviso era entrato nella sfera di disponibilità dell’interessato e quindi trovava applicazione la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c., non superata dalla prova contraria a carico del condomino.
Contro tale decisione il G.T. ricorre per cassazione con due motivi a cui resiste il Condominio con controricorso illustrato da memoria.
Con ordinanza depositata il 23.6.2015 il Collegio della sezione sesta civile – 2 ha disposto l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri condòmini che avevano partecipato al giudizio di merito (il A.C. e la G.A.) e trasmesso la causa alla seconda sezione.
A.C. e G.A. non hanno svolto difese in questa sede, mentre il Procuratore Generale ha depositato conclusioni scritte per il rigetto del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.1. Col primo motivo il ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 n. 5 c.p.c., il vizio di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione criticando la Corte d’Appello per avere ritenuto incontestato che anche al G.T., non reperito al momento della consegna, fosse stato lasciato in data 13 marzo 2006 un avviso di giacenza della comunicazione di convocazione dell’assemblea. Ribadisce il principio dell’onere a carico del Condominio di provare di avere tempestivamente avvisato i condòmini e rileva che, mancando la prova dell’arrivo della comunicazione al destinatario, non può di conseguenza applicarsi, ad avviso del ricorrente, la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 c.c..
1.2. Col secondo motivo si deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 115 c.p.c., 2697 e 1335 c.c., ribadendo la regola dell’onere probatorio a carico del condominio in caso di contestazione sulla ricezione dell’avviso di convocazione rimproverando ancora una volta alla Corte di Appello di avere
erroneamente ritenuto incontestata la circostanza.
2. II primo motivo è fondato.
La Corte d’Appello (a pag. 12) ha dato per pacifico che in data 13.3.2006 fosse stato lasciato l’avviso di giacenza nella cassetta postale del ricorrente, ma non spiega da dove abbia tratto tale convincimento, posto che la circostanza risultava tutt’altro che incontestata, perché sia nell’atto di citazione sia nella comparsa di costituzione in appello (atti il cui contenuto è stato sintetizzato in ricorso) era stata dedotta la ricezione dell’avviso di consegna solo il 27.3.2006, quindi in una data successiva a quella dell’assemblea, tenutasi il 22.3.2006.
Stando così le cose, sarebbe stato onere del Condominio di provare, oltre la avvenuta spedizione dell’avviso di convocazione, anche la consegna dell’avviso di giacenza del plico raccomandato contenente la convocazione per la riunione assembleare. Infatti, secondo la costante giurisprudenza, l’onere di provare che tutti i condòmini siano stati tempestivamente convocati per l’assemblea condominiale grava sul condominio, non potendosi addossare al condomino che deduca l’invalidità dell’assemblea la prova negativa dell’inosservanza di tale obbligo. La prova gravante sul condominio può anche essere fornita tramite presunzioni (Sez. 2, Sentenza n. 24132 del 13/11/2009; Sez. 2, Sentenza n. 2837 del 25/03/1999).
La lacuna motivazionale è palese e rende inevitabile la cassazione della sentenza con rinvio per nuovo esame da parte del giudice di rinvio che si atterrà al citato principio.
Resta logicamente assorbito l’esame dell’altra censura.
Il giudice di rinvio, che si individua in altra sezione della Corte d’Appello di Brescia, provvederà all’esito anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.
la Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Corte d’Appello di Brescia