Torino, 18 Aprile 2018

L’ennesimo caso di di cronaca fa riemergere il grave problema del tema casa a Torino.
L’occupazione di una abitazione non è la soluzione giusta a un bisogno, ma sicuramente è figlia di una mancata risposta a una necessità primaria, quella abitativa, negata o non pienamente garantita.
L’occupazione abusiva è una prevaricazione rispetto a chi – rispettando le regole – ha faticosamente acquisito il diritto ad abitare una casa, e innesca una “guerra” fra le fasce più deboli della popolazione.
A Torino e provincia l’emergenza abitativa ha toccato punte drammatiche.
L’ultimo bando generale per l’assegnazione di case popolari indetto dalla Città di Torino, chiuso nel 2017, ha visto la presentazione di quasi 15mila domande, a fronte delle quali solo 500 all’anno si sono tradotte in reali assegnazioni di alloggi: con questo ritmo, ci vorranno trent’anni prima che tutte le richieste trovino una risposta.
C’è poi il dramma degli sfratti.
I dati 2016 forniti dal Ministero degli Interni relativi a Torino e provincia parlano di 4.373 sfratti, dei quali 4.057 dovuti a morosità, a conferma delle crescenti difficoltà delle famiglie nel sostenere le spese indifferibili con redditi da lavoro e da pensione.
Dinanzi all’aggravarsi di questo disagio abitativo, che ormai assume caratteri strutturali, è quanto mai necessario aprire un confronto urgente.
Occorre una politica abitativa che non riduca ma, anzi, incrementi gli immobili a disposizione e, contemporaneamente, produca forti interventi di manutenzione e ristrutturazione ordinaria e straordinaria degli immobili ATC e CIT volti a risanare il patrimonio esistente, non solo per gli alloggi di risulta, evitando che restino vuoti per troppo tempo.
Inoltre una maggiore tempestività nelle assegnazioni scongiurerebbe le occupazioni.
Sarebbe sicuramente auspicabile che i due gestori che amministrano il patrimonio abitativo della città lavorassero insieme, intraprendendo percorsi per una strategia comune di potenziamento dell’edilizia residenziale pubblica.