Bari, 14 Giugno 2018

In Italia nel 2017 sono stati convalidati, dai tribunali, 59.609 sfratti di cui il 90% per morosità del conduttore.
In Puglia i tribunali hanno convalidato, nel 2017, 4721 sfratti di cui per morosità 3901, mentre sono state richieste 7608 esecuzioni ed eseguite con l’assistenza della forza pubblica 1894.
Nel 2015 a Bari sono stati convalidati 994 sfratti e nel 2017 invece ne sono stati convalidati 2102 sfratti è una emergenza a cui il Governo, la Regione e i Comuni devono dare una risposta.
Nel programma del Governo che si è da dopo insediato non vi è traccia di come affrontare questa emergenza. Le famiglie oltre al lavoro chiedono stabilità alloggiativa a canoni sostenibili.
E’ necessario che il governo avvii un percorso per approvare un piano casa nazionale con risorse continuative per riqualificare le città e ampliare il numero degli alloggi in affitto a canone sostenibile per le famiglie.
La Regione Puglia non ha un piano casa regionale, pur avendolo previsto in più leggi regionali, ha a disposizione risorse ex GESCAL non utilizzate e nel bilancio regionale del 2018 ha previsto di spendere solo 500 mila euro per l’edilizia sociale. Le risorse del bilancio regionale sono sufficienti a recuperare 4 o 5 fabbricati di edilizia pubblica. Poca cosa.

Il SUNIA Regionale è preoccupato che il Governo possa intervenire e prelevare dal conto ex GESCAL risorse da destinare ad altri bisogni dello Stato. Ciò è già avvenuto qualche anno fa, una semplice comunicazione in cui il Ministero comunica che dal conto ex GESCAL numero venivano prelevati euro per il bisogno dello Stato. E’ necessario che la Regione si adoperi a comunicare al Ministero che i residui ex GESCAL (250 milioni di euro) sono impegnati in opere in corso di realizzazione da parte dei comuni ed ARCA.
Nello stesso tempo il SUNIA Regionale ritiene che 50-70 milioni di quei residui GESCAL possono essere impegnati in un nuovo piano casa regionale che deve avere come obbiettivo l’eliminazione delle barriere architettoniche, il risanamento, consolidamento e miglioramento della qualità energetica degli immobili ARCA e comunali.
La Regione deve meglio controllare la gestione delle ARCA che non possono essere gestite secondo la sensibilità dell’Amministratore di turno. Le Arca svolgono una funzione sociale di supporta alla Regione e ai Comuni e spesso le ARCA vengono lasciate sole a gestire il bisogno casa e il disagio economico di chi vi abita. I comuni devono collaborare con le ARCA nella gestione dei bisogni non può limitarsi ad assegnare le case a famiglie disagiate e poi non intervenire a pagare i fitti e di conseguenza le ARCA emettono provvedimenti di risoluzione contrattuale che creano problemi di ordine pubblico di difficile soluzione entro cui poi si nascondono i furbi che per cultura pensano di non pagare il fitto e i servizi. La Regione deve giudare le ARCA per una unica ed armonica politica dell’abitare che deve guardare al sociale e alla riqualificazione delle città, smantellando la logica di alcuni amministratori impegnati a far quadrare i conti e poco propensi da avere rapporti con i comuni ed i sindacati.

La Giunta regionale ad oggi non ha mantenuto l’impegno di reperire i soldi per finanziare l’integrazione degli affitti per l’anno 2017. Mentre il Governo ha deciso che per il 2017 non finanzia il fondo di sostegno all’affitto.
A Bari sono stati convalidati 2102 sfratti nel 2017 (dato incompleto) di cui 1460 per morosità. Sono state richieste 2174 esecuzione ed eseguiti con l’assistenza della forza pubblica 509.

Nel 2018 a Bari oltre 3200 famiglie hanno partecipato al bando per avere una assegnazione di case popolare mentre circa 3000 famiglie hanno partecipato al bando per l’integrazione del canone di locazione.
A questo disagio abitativo il Comune risponde con progetti della vecchia amministrazione e non adegua alle nuove esigenze della città il piano casa comunale dal 2008.
I canoni di locazione continuano ad essere non sostenibili dalle famiglie i proprietari sfrattano per trasformare gli alloggi in BeB e la proprietà continua a pensare che il comune deve continuare da agevolare l’IMU ai canoni di mercato.
Per affrontare l’emergenza abitativa non è immaginabile nè è possibile realizzare 3000 alloggi pubblici, occorre fare politiche abitative che immettono sul mercato gli oltre 18 mila alloggi sfitti in Bari. Così come non è più possibile assistere al degrado dei quartieri perché la proprietà non investe nel recupero degli immobili nonostante le tante agevolazioni fiscali messi in campo dal Governo.
Per risolvere l’emergenza abitativa il Comune deve decidere di trasformare il fabbricato in corso di costruzione a Mungivacca in alloggi sociali decisione che non può continuare ad essere rinviata. Bari non ha bisogno di alloggi per studenti si rischia di costruire una struttura che non si sa chi la deve gestire e quale ritorno ci potrà essere per l’ARCA e la città di Bari.

Il Comune, l’ARCA e la Regione devono procedere a trovare le risorse per completare l’intervento di recupero e sostituzione degli alloggi del quartiere San Girolamo e ridurre i tempi dell’interventi, se si continua cosi gli inquilini entreranno tutti nei nuovi alloggi solo tra sei sette anni. Occorre portare a termine l’intervento di completamento e urbanizzazione dei 120 alloggi realizzati a Sant’Anna-Japigia e individuare nuove risorse per un nuovo intervento di edilizia sovvenzionata ed a canoni agevolati nel secondo comparto di Sant’Anna.
Attraverso una gestione diversa ed efficace degli ARCA che in collaborazione stretta con i comuni affrontano il problema dell’abitare a 360 gradi dalla legalità alla gestione della morosità alla rigenerazione dei quartieri. Questa è la strada da intraprendere in tempi brevi prima che l’emergenza diventi non più gestibile.

L’allegato:
– I provvedimenti di sfratto suddivisi per provincie nel periodo 2016-2017