Avellino, 1 Settembre 2016
L’esponente del Sunia commenta le scelte dell’amministrazione e sui progetti futuri dice: non vorrei che cercassero le funi dopo aver perso i buoi

Manca poco all’avvio del piano di sgomberi del delegato alle Politiche Abitative Marco Cillo e sul buon esito dell’operazione pesa il fallimento di analoghi tentativi intrapresi in passato. Anche altri gli episodi che hanno alimentato una discussione incentrata sui quartieri popolari, come i progetti dell’amministrazione presentati a un bando nazionale per la riqualificazione e la sicurezza delle periferie (leggi qui) o le domande che la tragedia in centro Italia ha suscitato anche in Avellino e provincia, riguardanti la tenuta del patrimonio edilizio locale ad una nuova scossa di terremoto. Costantino d’Agostino, segretario provinciale del SUNIA, illustra la posizione del sindacato su questi ed altri temi.

L’amministrazione ha presentato una serie di progetti integrati per la riqualificazione delle periferie da sottoporre a una gara nazionale. Lo spirito dell’iniziativa è collegare la cinta periurbana al cuore della città e rivitalizzare il tessuto sociale dei quartieri popolari. Cosa ne pensa?
Penso che le intenzioni sono buone ma non vorrei che a Piazza del Popolo abbiano fatto la fine di chi ha perso i buoi e cerca le funi. Soprattutto su Quattrograna.

Che intende?
La riqualificazione e ricostruzione del tessuto sociale, oltre alla semplice seppur importante realizzazione di alloggi, erano già previste dal “Contratto di Quartiere” di Quattrograna Ovest approvato nel lontano 1998. Nel programma trovava spazio anche l’istituzione di aree per la raccolta differenziata e la creazione di insediamenti artigianali.

Proprio come nel progetto presentato ieri dagli assessori Tomasone e Preziosi. Nel caso del “Contratto” come è andata a finire?
Non bene. Le attività artigianali non sono mai nate né sono state realizzate le aree verdi con i giochi per i bambini. Gli appalti sono stati vinti con un ribasso del 50 per cento e i lavori sono stati eseguiti senza alcun riguardo per la qualità estetica e costruttiva degli immobili. Dopo poco tempo si sono ripresentati gli stessi problemi che si è cercato di risolvere, tanto che si potrebbe parlare di riqualificazione della riqualificazione. Forse l’unica opera finita davvero è stato il collegamento viario.

Il programma costruttivo destinato ai quartieri popolari della città è stato comunque molto vasto. In altri casi come è andata?
Non meglio. A Quattrograna Est è stato perso un finanziamento da 2,9 milioni perché il Comune non ha inserito in bilancio appena 200mila euro supplementari. Un rischio che stiamo correndo anche con le ultime risorse assegnate per la manutenzione straordinaria di 32 alloggi di Quattrograna. Per accedere ai fondi stanziati dal decreto Lupi i lavori vanno appaltati entro un anno ma nulla ancora si è mosso nei cinque mesi intercorsi dalla pubblicazione sul BURC del decreto di assegnazione. A differenza della riqualificazione, mai fatta o fatta male, i tecnici sono sempre stati pagati profumatamente. Il mio augurio è che questa volta i progetti non servano solo a erogare bonus.

C’è almeno un’occasione in cui l’amministrazione ha lavorato bene?
Sì, le palazzine riqualificate in via Acciani rappresentano un esempio da seguire anche dal punto di vista della progettazione.

Sta per partire il piano sgomberi promosso dall’assessore Cillo. Cosa ne pensa?
Sembra di essere tornati agli annunci senza seguito dell’anno scorso, quando gli sfratti, come abbiamo saputo dai giornali, sono stati interrotti per mancanza di disponibilità economica. Oggi leggo che sono necessarie delle variazioni di bilancio per avviare le operazioni di sgombero e mi domando se quest’operazione contabile si farà mai. Nel frattempo il problema si complica, siccome le occupazioni abusive continuano.

Ci dica qualcosa in più sulle occupazioni.
Alla Regione Campania è in corso la riforma dell’edilizia residenziale pubblica che regola l’iter per l’assegnazione e la determinazione dei canoni. Come successo ogni volta che è cambiata l’amministrazione potrebbe essere emanata una nuova sanatoria per gli abusvi. La mia impressione è che il fenomeno sia tollerato un po’ ovunque in Italia. Ad Avellino l’ultima occupazione ha interessato lo stabile di via Acciani mentre in alcuni comuni si sono abbandonate le graduatorie e gli alloggi vengono assegnati a discrezione dell’amministrazione o lasciati a chi li occupa senza averne i titoli. La mia proposta provocatoria è di eliminare i bandi, per dimostrare a tutti che, anche così, non cambierebbe nulla.

L’amministrazione Galasso con l’ex assessore Franco Mercuro raggiunse buoni risultati nella lotta all’abusivismo. Il suo può essere un esempio?
Mercuro ha indubbiamente ottenuto risultati positivi liberando un buon numero di alloggi in poco tempo e offrendo soluzioni alternative adeguate, ma il suo lavoro è stato reso vano da un paio di sanatorie regionali. Può comunque rappresentare un esempio per chi oggi si trova ad affrontare gli stessi compiti e non dimostra la stessa energia.

Il piano promosso da Cillo prevede un abbandono consensuale dell’appartamento da parte degli occupanti abusivi che saranno inseriti in un programma di reinserimento sociale finanziato dal Comune. Funzionerà?
È un metodo condivisibile ma ho paura che se non si dimostra fermezza sarà difficile raggiungere lo scopo. Nella conferenza stampa dell’altro ieri si è parlato di famiglie che possiedono una villetta e un alloggio popolare contemporaneamente. In questi casi prima si interviene mettendo alla porta chi, così facendo, penalizza le famiglie che aspettano da anni in graduatoria, poi si parla con i giornalisti. Gli abusivi che hanno già una casa o possono permettersi il pagamento di un fitto vanno subito buttati fuori. Per tutti gli altri, ovvero quelli che versano in una condizione di indigenza, ho da tempo proposto di adoperare strutture pubbliche destinate a un’accoglienza temporanea.

In passato il SUNIA ha chiesto l’erogazione di 135mila euro di contributi al canone per le famiglie in difficoltà economica e l’attivazione di un fondo di solidarietà. Si è mosso qualcosa?
Nel primo caso si tratta di una misura destinata agli occupanti di un alloggio privato. La cifra complessiva per l’anno 2010 ammonta a 160mila euro divisi in due fasce di reddito, di cui quella più bassa non ha visto, ancora oggi, un solo euro. Il fondo di solidarietà,  che riguarda gli assegnatari di alloggi popolari, è stato istituito dall’art. 5 della legge regionale n° 19 del 14/8/1997. Viene ricavato dall’accantonamento dello  0,50 dei canoni di locazione e gli enti gestori possono attingervi per risanare le esigenze degli assegnatari gravemente disagiati.  Lo scorso mese di giugno, nel sollecitare l’amministrazione, abbiamo anche trasmesso il regolamento approvato dal comune di Napoli fin dal 2000 per il fondo di solidarietà. Cillo ha manifestato più volte l’intenzione di attivare la misura di salvaguardia ma, come nel caso precedente, le nostre istanze non hanno ricevuto risposta. C’è poi una questione che ritendo particolarmente importante.

Di cosa si tratta?
Il SUNIA ha sollecitato la pubblicazione sull’albo pretorio delle ordinanze di assegnazione. Negli ultimi due anni questo non è mai stato fatto. Dobbiamo pensare che una cosa del genere non sia possibile o che da ventiquattro mesi non viene assegnato un solo alloggio?

Il terremoto in centro Italia ha focalizzato l’attenzione sul già martoriato patrimonio edilizio in Avellino e provincia. Le case popolari rispettano le norme antisismiche?
I prefabbricati pensanti costruiti dopo l’Ottanta sono strutture in ferro che, al netto di un cataclisma o del fatto che si siano eluse le leggi, dovrebbero reggere ad una scossa come quella di Amatrice e delle zone limitrofe. Prima del terremoto in Irpinia, però, le norme non erano così rigorose, quindi tutto quel che è stato costruito negli anni Sessanta e Settanta potrebbe essere in pericolo. Penso a Rione Aversa, San Tommaso e via Francesco Tedesco dove gli alloggi sono stati eretti seguendo i principi della speculazione e del profitto.
Articolo tratto da Il Ciriaco del 1 Settembre 2016

Scarica l’articolo di Orticalab del 1 Settembre 2016 in formato pdf: «Perso un anno per gli sgomberi. Assurdo attendere la variazione di Bilancio per ripartire»: Alloggi Popolari, la rabbia del Sunia