LA
CONDIZIONE ABITATIVA IN ITALIA
( Elaborazioni Sunia su dati
-
Istat: Censimento generale della popolazione, dati definitivi
relativi agli edifici e alle abitazioni
-
CRESME: Il mercato delle costruzioni 2006: lo scenario
di medio periodo
-
Nomisma: III Rapporto 2005: La congiuntura Immobiliare
in Italia
-
Ministero dell’Interno-Ufficio di Statistica
-
Agenzia del Territorio – Osservatorio Mercato Immobiliare)
Dai
dati Istat rilevati in occasione del 14° Censimento generale
della popolazione risultano censiti 12.774.131 edifici e 38.397
complessi di edifici, per un totale di 12.812.528 unità,
il 48,4% dei quali concentrato in cinque regioni: Sicilia,
Lombardia, Veneto, Puglia e Piemonte
Gli edifici ed i complessi di edifici utilizzati sono 12.086.592
(il 94,3% del totale): di questi, 11.226.595 sono ad uso abitativo,
441.070 sono impiegati per alberghi, uffici, commercio e industria,
comunicazioni e trasporti e 418.927 ospitano attività
ricreative e sportive, scuole, ospedali, chiese ecc. 725.936
edifici risultano non utilizzati: nel 41,1% dei casi perché
in costruzione, ricostruzione o in fase di consolidamento;
il rimanente 58,9% è non utilizzato per motivi legati
allo stato di decadenza, rovina e demolizione della costruzione.
EDIFICI
E COMPLESSI DI EDIFICI |
Valori
assoluti |
Edifici
|
Complessi
di edifici |
Totale |
di
cui utilizzati |
Ad
uso abitativo |
Per
alberghi, uffici, commercio etc. |
Per altro tipo di utilizzo |
12.774.131 |
38.397 |
12.812.528 |
12.086.592 |
11.226.595 |
441.070 |
418.927 |
Il
19,2% degli edifici (2.150.259) è stato costruito prima
del 1919, il 12,3% tra il 1919 e il 1945, il 50,0% tra il
1946 e il 1981, l’11,5% tra il 1982 e il 1991 e il 7,0%
dopo il 1991.
L’11,5% della popolazione abita in edifici costruiti
prima del 1919; l’8,7% in edifici costruiti tra il 1919
e il 1945; il 15,5% in edifici del secondo dopoguerra (1946-1961);
il 21,7% in quelli costruiti tra il ’62 e il ’71;
il 20,1% in edifici del decennio successivo.

Le
abitazioni sono 27.291.993, il 9,0% in più rispetto
al 1991 (25.028.522): le cinque regioni che ne presentano
il maggior numero sono Lombardia, Sicilia, Lazio, Piemonte,
Campania, che, nel complesso, raggiungono il 49,6% del totale
(13.534.553 abitazioni): il 79,3% (21.653.288) risulta occupato
da persone residenti (19.735.913 nel 1991) e di queste 21.635.345
unità sono in edifici ad uso abitativo; 314.228 (1,15%)
abitazioni risultano occupate da persone non residenti, di
cui 313.247 in edifici ad uso abitativo. 5.324.477 (19,51%)
risultano non occupate. Gli altri tipi di alloggio (roulotte,
tende, container, baracche, etc.) occupati alla data del censimento
da persone residenti sono 23.336 unità.
La quasi totalità delle famiglie italiane (99,9% del
totale) vive in abitazione, mentre 23.581 famiglie (0,1%)
occupano un altro tipo di alloggio
| ABITAZIONI
PER STATO DI OCCUPAZIONE E TIPOLOGIA DELL'EDIFICIO |
| |
Abitazioni
occupate |
Non
occupate |
Totale |
| |
Da
almeno 1 persona residente |
Solo
da persone non residenti |
|
|
| In
edifici ad uso abitativo |
21.635.345 |
313.247 |
5.320.288 |
27.268.880 |
| In
edifici ad uso non abitativo |
8.921 |
514
|
1.447 |
10.882 |
| Senza
edificio |
9.022 |
467 |
2.742 |
12.231 |
| Totale |
21.653.288 |
314.228 |
5.324.477 |
27.291.993 |
La
distribuzione regionale dell’incidenza delle abitazioni
occupate da residenti sul complesso delle abitazioni mostra
un campo di variazione piuttosto ampio, passando dal 52,8%
della Valle d’Aosta all’87,7% della Lombardia.
Anche la distribuzione provinciale registra una marcata variabilità:
valori al di sotto del 60%, si rilevano a L'Aquila, Crotone,
Sondrio, Savona, Rieti, Imperia. Il valore massimo (93,7%)
si registra a Milano, mentre altre sette province registrano
valori al di sopra del 90% (Napoli, Trieste, Padova, Mantova,
Prato, Lodi, Cremona).
Considerando i grandi comuni, in cinque di essi si concentra
il 10,5% delle abitazioni italiane: a Roma si rilevano 1.151.736
abitazioni (4,2%), a Milano 633.145 (2,3%), a Torino 426.756
(1,6%), a Napoli 362.213 (1,3%) e a Genova 304.759 (1,1%).
Nei grandi comuni le abitazioni occupate da persone residenti,
con l’89,4%, fanno registrare un valore superiore all’analogo
valore nazionale: la percentuale supera il 90% a Napoli (92,8%),
Verona (92,7%), Milano (92,1%), Torino (91,8%), Firenze (90,7%),
Venezia (90,4%). L'incidenza più bassa si registra
invece a Messina e Catania (l'82,9% e l'81,6%).
LE
ABITAZIONI IN AFFITTO
Le
abitazioni occupate in proprietà da persone residenti
sono 15.453.656, pari al 71,4% del totale delle
abitazioni occupate (nel 1991 erano il 68,0%). In queste
vive il 72,3% delle persone residenti in Italia, poco
meno di 41 milioni. Il rimanente 28,6% è costituito
da abitazioni in affitto (19,98%) o ad altro titolo
(8,62%) per un ammontare di 6.199.632 abitazioni (4.327.617
in affitto e 1.872.014 ad altro titolo), nelle quali
risiedono più di 15 milioni di persone. |
 |
A
livello regionale, nel Molise si registra
la percentuale più alta di abitazioni occupate in proprietà
(78,8%), seguono la Sardegna (78,2%), le Marche (76,7%), il
Friuli-Venezia Giulia e l’Umbria (76,5%); superiore
alla media nazionale (71,4%) è la quota di abitazioni
in proprietà anche in Abruzzo (75,9%), Veneto (75,7%),
Basilicata e Toscana (74,5% circa), Puglia, Calabria e Trentino
Alto Adige (decrescendo dal al 73,7 al 73,2%).
Al contrario le regioni con la percentuale più alta
di abitazioni occupate in affitto sono la Campania (27,6%),
il Piemonte (24,2), la Liguria (23,8%) e la Valle d’Aosta
(23,3%). Superiore alla media nazionale (20%) è anche
la quota rilevata in Lombardia e Trentino Alto Adige (21,7
e 21,6%).
Oristano (85,5%), Lecce (80,7%), Nuoro (80,2%) Campobasso
(78,9%), Grosseto (78,8%), sono le cinque province con più
abitazioni in proprietà; Napoli (36,0%), Torino (26,2%),
Trieste (24,9%) Vercelli (24,9%) , Milano (24,8%), sono le
cinque province nelle quali si registra la percentuale maggiore
di abitazioni in affitto.

Nelle
undici aree metropolitane la quota di abitazioni in affitto
raggiunge il livello maggiore a Napoli (36,0%), quote inferiori
al 30% comunque superiori alla media nazionale (20%) sono
a Torino (26,2%7, Milano (24,8%), Palermo (24,7%), Roma (24,5%),
Bari (23,1%) Bologna (23,0%). In linea con la media nazionale
è la percentuale di abitazioni in affitto a Catania
(20,0%), inferiori sono quelle rilevate a Firenze (19,1%)
e Venezia (17,5%).

| ABITAZIONI
IN PROPRIETA' - PRIMI 15 CAPOLUOGHI |
ABITAZIONI
IN AFFITTO - PRIMI 15 CAPOLUOGHI |
|
Capoluoghi |
Abitazioni
in proprietà |
Capoluoghi |
Abitazioni
in affitto |
| Oristano |
85,2
% |
Napoli |
36,0
% |
| Lecce |
80,8
% |
Torino |
26,2
% |
| Nuoro |
80,2
% |
Trieste |
24,9
% |
| Campobasso |
78,9
% |
Vercelli |
24,9
% |
| Grosseto |
78,8
% |
Milano |
24,8
% |
| Pordenone |
78,7
% |
Imperia |
24,8
% |
| Crotone |
78,6
% |
Palermo |
24,7
% |
| Udine |
78,6
% |
Roma |
24,5
% |
| L'Aquila |
78,4
% |
Genova |
24,3
% |
| Padova |
78,4
% |
Savona |
23,5
% |
| Isernia |
78,4
% |
Valle
d'Aosta |
23,3
% |
| Cagliari |
78,4
% |
Bari |
23,1
% |
| Belluno |
78,2
% |
Bologna |
23,0
% |
| Rieti |
77,9
% |
Bolzano |
22,9
% |
| Prato |
77,8
% |
Alessandria |
22,4
% |
I
dati del 14° censimento delle abitazioni non riportano
gli effetti di un processo iniziato negli ultimi anni e ancora
in atto: la cartolarizzazione di immobili pubblici introdotte
dalla legge 410/2001,processo ha portano, negli anni successivi
al 2001, attraverso due operazioni di cartolarizzazione, alla
vendita di circa 60.000 alloggi di proprietà di Enti
Previdenziali pubblici: la percentuale di alloggi in affitto
riferiti a tale proprietà, che alla data del censimento
ammontavano al 2,4% del totale degli alloggi in affitto, risultano
oggi pari all’1,01%, con un decremento dell’1,39%%.
IL CICLO IMMOBILIARE IL MERCATO DELL’AFFITTO
Nella
seconda metà del 1997 il mercato immobiliare italiano
delle grandi città, dopo cinque anni di prezzi reali
declinanti, inizia un ciclo di crescita dei valori, caratterizzanti
una fase straordinariamente ampia con aumento delle quotazioni
degli immobili: un decennio addietro, con una popolazione
sostanzialmente stabile, il numero delle compravendite annuali
di case era inferiore a quello attuale di circa 1/3 e la percentuale
di finanziamenti con garanzia immobiliare sui valori medi
era ¼ di quelli odierni.

Da
quanto emerge dalle analisi di mercato il 2005 é
l’anno in cui inizia la fase discendente del ciclo immobiliare
e il punto di inversione sarebbe da porre nei sei
mesi centrali di questo anno: le stime sulle variazioni di
compravendite e prezzi si sono andate riducendo nel corso
del 3° trimestre 2005 con una diminuzione delle compravendite
tra il 2% e il 7% e un forte rallentamento della crescita
dei prezzi (tra il 4% e il 6,5% per la maggior parte degli
analisti).
L’OMI–Agenzia del Territorio, in una nota di ottobre
2005, rileva una crescita tendenziale delle compravendite
pari al 3,5% e stima una crescita complessiva annua pari al
+2,5%. Allo stesso tempo, però, la maggior parte degli
operatori di mercato indica una flessione delle transazioni:
il nodo da sciogliere per far collimare le rilevazioni delle
fonti ufficiali e i segnali provenienti dal mercato è
da individuare nella consegna delle nuove abitazioni: negli
ultimi quattro anni ne sono state prodotte quasi 1,1 milioni,
circa 270.000 l’anno, e tale produzione era già
stata venduta “sulla carta”; pertanto le compravendite
che si registrano negli ultimi anni vanno considerate la formalizzazione
di una transazione instaurata in periodi precedenti.
Tale
flessione del mercato immobiliare porta a inevitabili considerazioni
sulle ormai minori capacità economiche di accesso alla
proprietà dell’abitazione da parte delle famiglie
attualmente in affitto: gli ultimi dati della Banca d’Italia
relativi alla distribuzione delle famiglie per classi di reddito
evidenziano che le famiglie attualmente in affitto hanno redditi
bassi e medio bassi: più del 60,00% di tali5 famiglie
dispongono di redditi medi annui inferiori a 20.000,00 Euro,
il 30,00% circa si colloca nella fascia di reddito compresa
tra 20.000,00 e 40.000,00 Euro, soltanto una percentuale del
7,5% delle famiglie in affitto dispone di un reddito superiore
a 40.000,00 Euro.
I
dati vanno letti anche valutando l’indebitamento per
l’acquisto immobiliare che cresce ancora nel primo semestre
2005 ma risulta inferiore a quello degli ultimi tre anni:
i dati della Banca d’Italia indicano un rallentamento
di quella crescita inarrestabile dei finanziamenti destinati
ad acquistare case.
Gli
operatori immobiliari dichiarano che nell’ultimo anno
i canoni di locazione hanno subito una battuta d’arresto
con incrementi pressoché nulli, fatto nuovo all’interno
dell’attuale ciclo immobiliare, con conseguenti rendimenti
ridimensionati attorno al 5,3% annuo.
Il dato va però letto considerando che gli operatori
trattano nuovi contratti, rispetto ai quali il risultato è
credibile, non facendo altresì riferimento alla maggior
parte dei contratti di locazione per i quali, invece, i rinnovi
mostrerebbero incrementi ben differenti.
| CANONI
DI LOCAZIONE |
(Euro/mese
per un alloggio di 80 mq.) |
|
I
dati del Sunia, dedotti da un’indagine compiuta
su un campione di 5.000 offerte di locazione evidenzia,
al contrario, l’acutizzarsi del problema del caro
affitti nel nostro Paese. Come si evince dalla tabella
allegata per un alloggio medio di 80 mq. gli affitti
medi richiesti variano da un minimo di 502,00 Euro per
l’estrema periferia di Bari a 2.000,00 Euro per
un alloggio nel centro di Milano (sono escluse dall’indagine
le abitazioni situate in zone in pregio). |
| Aree
urbane |
Canoni
medi |
Centro |
Semicentro |
Periferia |
| Bari |
712,00 |
550,00 |
502,00 |
| Bologna |
1.190,00 |
920,00 |
882,00 |
| Catania |
585,00 |
690,00 |
645,00 |
| Firenze |
1.002,00 |
1.125,00 |
996,00 |
| Genova |
670,00 |
868,00 |
565,00 |
| Milano |
1.995,00 |
1.200,00 |
980,00 |
| Napoli |
1.065,00
|
988,00 |
650,00 |
| Palermo |
720,00 |
630,00 |
595,00 |
| Roma |
1.750,00 |
1.155,00 |
920,00 |
| Torino |
834,00 |
705,00 |
575,00 |
| Venezia |
1.320,00 |
850,00 |
800,00 |
|
I
risultati confermano che per affittare un appartamento nella
periferia di una nostra grande città sono mediamente
necessari 800,00 Euro mensili.
Dall’incrocio
dei dati delle richieste di affitto con due ipotetiche classi
reddituali, la prima di 15.000,00 Euro annui, la seconda di
30.000,00 Euro annui deriva che per la prima classe di reddito
è necessario impegnare tra il 40 e l’80% dell’intero
reddito per affittare un alloggio in periferia, variando da
un’incidenza minima del 40% per un alloggio a Bari,
del 45% a Genova, del 48% a Palermo, del 74% a Roma .
Considerando la seconda classe reddituale, sempre per un alloggio
periferico di 80 mq. l’incidenza è compresa tra
il 20% (a Bari) e il 40% (a Firenze e Milano), con incidenze
del 37% a Roma e del 35% a Bologna.



I
dati confermano una forte pressione sui redditi delle famiglie
in affitto, con la progressiva esclusione dei redditi bassi
dal mercato; incrociando questo dato con quelli dell’Osservatorio
del Ministero degli interni sugli sfratti per morosità
possiamo affermare che negli ultimi anni la crescita di questo
fenomeno è direttamente collegata all’aumento
degli affitti.
|