9 Ottobre 2019

Dichiarazione di Emiliano Guarneri, Segretario generale del Sunia di Roma

“Con 1500 contratti di locazione a canone concordato stipulati dall’entrata in vigore del nuovo accordo territoriale di Roma, riteniamo di avere un campione utile per poter esprimere una prima valutazione.

La trattativa che ha portato alla sottoscrizione dell’accordo territoriale ha indubbiamente sofferto della grave carenza di dati relativi allo stato delle locazioni nella nostra città (quantità, importi economici, tipologie contrattuali, ecc.). e dal fatto che il precedente accordo risalisse a 15 anni prima (febbraio 2004), nonostante la normativa nazionale imponga la costituzione di un osservatorio regionale ed un rinnovo triennale degli accordi

Ricostruire una mappatura dei livelli di affitto in relazione alle diverse zone della città ed alle tipologie e condizioni manutentive non è stato un lavoro semplice ed ha dimostrato che un monitoraggio continuo dell’andamento di valori e mutamenti territoriali è indispensabile per garantire il buon funzionamento dei contratti concordati, garantendo un equilibrio accettabile tra contenimento degli affitti per gli inquilini e reddito da locazione per i proprietari.

Grazie all’introduzione dell’attestazione, finalizzata all’accesso alle agevolazioni fiscali per il proprietario e alle detrazioni per l’inquilino, stanno scomparendo gli abusi che nel passato hanno portato vantaggi fiscali a contratti che non potevano goderne per livello dei canoni e clausole contrattuali capestro. L’attività del Sunia e delle altre organizzazioni di categoria, nel momento dell’assistenza alle parti contrattuali, porta all’applicazione di un valore in linea con quelli dell’accordo territoriale, sostanzialmente inferiore ai livelli massimi che nel passato venivano applicati per alloggi che non avevano le caratteristiche per ottenerli ed all’utilizzo dei modelli contrattuali corretti.

La totalità dei contratti stipulati nelle nostre sedi e delle attestazioni rilasciate dai nostri uffici, rileva un abbattimento pari almeno al 20% dei valori massimi dell’accordo territoriale.

Un risultato importante, anche in relazione alla provvisorietà del quadro fiscale delle agevolazioni (alla fine dell’anno, in assenza di una proroga o meglio ancora di una stabilizzazione la cedolare secca per questi contratti tornerà al 15%) che non aiuta la piena affermazione dei contratti concordati che, lo ricordiamo, non possono sostituire una politica abitativa in grado di rispondere alla domanda più debole che comunque non è in grado di accedere a questo tipo di mercato.

Nel prossimo marzo, ad un anno dall’entrata in vigore dell’accordo territoriale, verrà pubblicato un report puntuale che sia in grado di indicare, anche alle istituzioni, quali possano essere le necessità, le correzioni e gli aggiustamenti normativi al fine di poter avere uno strumento che garantisca l’applicazione di un canone congruo e funga da incentivo per un efficientamento del patrimonio abitativo della nostra città, in termini di riqualificazione e sostenibilità ambientale.”